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Il comune di Trausella appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

L'area dove sorge Trausella fu, con buona probabilità, abitata già dai Salassi, come attesterebbe un'interpretazione etimologica del toponimo che farebbe risalire il nome alla parola celtica ixellas. Fra l'altro i Salassi furono spinti sempre più a nord, dal momento in cui iniziò la penetrazione romana, conclusasi nel 25 a.C. Una volta sottomessi i celti, la valle della Dora era presenziata dai Romani in pianta stabile, rappresentando un confine strategico coi popoli germanici, soprattutto quando si intensificheranno gli attacchi barbarici portati contro l'Impero.

Non abbiamo tracce di insediamenti di epoca posteriore anche se la valle fu oggetto di contesa e conquista da parte di numerosi popoli barbarici come i Burgundi e gli Ostrogoti; in seguito, entrò a far parte della Neustria longobarda.
Nel 774 la Longobardia viene incorporata dal Regno dei Franchi, giacchè i Carolingi si faranno incoronare col titolo di reges longobardarum.
Con la divisione del Sacro Romano Impero dopo la morte di Carlo Magno (IX secolo), la valle entra nella Lotaringia.

Nel 1032 queste terre sono patrimonio della costituenda contea di Umberto Biancamano, capostipite dei Savoia e imparentato con gli antichi re carolingi di Borgongna.

Trausella appartenne ai conti di Castellamonte, imparentati con gli antichi conti arduinici del canavese, e fu feudo dei San Martino. Venne coinvolto nel d" Tuchinaggio" così viene definito il movimento insurrezionale della gleba Canavesana e Valdostana contro i feudatari, esso durò piu' di una decina di anni in maniera spietata verso il fine del secolo xiv con alterne fortune. Si concluse con il patto di Valperga che assicurò ai campagnoli il diritto di proprietà, il diritto di religione, nonchè quello di dettare propii statuti. I Savoia intervenuti imponendo la pace riconobbero questi privilegi ai comuni ottenendo in cambio dall'intero Canavese e dalla Valle d'aosta fedeltà e devozione. La storia particolareggiata di questa rivolta è pressoché impossibile mancando di documenti che negli anni andarono distrutti o persi. Di quanto si narra nei nostri paesi molto appartiene alla leggenda.

In epoca moderna le trausellesi erano impiegate nella lavorazione delle frise, i nastri di cotone che decoravano gli abiti antichi e che venivano utilizzati anche in ambito militare per l'Arsenale di Torino, ad uso dell'artiglieria.

Il censimento del 1891 riportava 900 persone residenti. Le guerre, le emigrazioni nell'America del Sud in cerca di fortuna, soprattutto in Guatemala, Brasile e Argentina, o il trasferimento a Ivrea a lavorare all'Olivetti hanno ridotto i Trausellesi. È un motivo ricorrente quando si parla dei piccoli comuni.


Trausella oggetto di un "breve" papale

Giovanni Francesco Albani, salito al soglio pontificio nel 1700 col nome di Clemente XI, nel suo lungo pontificato durato ventuno anni, ebbe ad occuparsi anche di una questione inerente il paese di Trausella. Con ogni probabilità egli, essendo nato a Urbino, non aveva mai sentito parlare di questo piccolo borgo piemontese e verosimilmente la questione riguardante Trausella fu analizzata da una delle Segreterie Pontificie. In ogni caso il "Breve" che riguarda i pascoli trausellesi porta il suo-sigillo.
Occorre anticipare che il "Breve" è un documento emanato dal Papa e siglato con l'anello piscatorio. A seguito di questo "Breve" datato 13 giugno 1718, venne pubblicato un Rotulo Monitorale nel quale si attesta che la comunità di Trausella ha «ottenuto e posseduto, tenghino e possedino da tempo immemorabile in qua nella Valle di Brozzo, diversi beni comuni, o sian pascoli, ed in specie tre montagne denominate una Pinnacanor, l'altra Piera e l'altra Giaccio Vecchio, con loro fabbriche pel ricovero dei bestiami e robbe e lo debba dir e propallar con esprimer le loro coherenze antiche e moderne sotto pena di scomunica papale».
Il Rotulo continua invitando: «chi sapesse che in qualche tempo sian state rotte, guastate, nascoste, trasportate o alzate le Pichere (pietre che segnavano il confine n.d.a.) e fatte delle nuove nel finaggio di detto Giaccio Vecchio, della Bora di Valchiusella, ossia verso il Canton del Gaydo, Perotto del Fondo, Cantoncello e verso la montagna di Bordevolo».
Il Rotulo termina richiamando: «chi sapesse che alcuni anni or sono si sia stata nottetempo presa una campana della chiesa parrocchiale del luogo della comunità rottolante, lo debba dire o restituire alla comunità rottolante sotto pena di scomunica papale».
Il Papa quindi certifica le proprietà contro qualsiasi contestazione, richiamava le coscienze ad aver cura dei pascoli e degli alpeggi, all'onestà tra i malgari e anche a denunciare trasgressioni e in particolar modo furti sacrileghi, comminando uno dei più gravi castighi come la scomunica. L'esito di queste disposizioni è a noi sconosciuto. Nella parrocchia, istituita nel 1656, esisteva una prima piccola chiesa parrocchiale, sostituita dall'attuale del XIX secolo e fino a noi la campana citata del "Breve" papale non è pervenuta.

Etimologia (origine del nome)

Deriva dal latino "Trans Uncellam" riferendosi ad un corso d'acqua posto al di là dell'insediamento. Secondo alcuni potrebbe derivare dalla voce celtica "ixellos", ossia "basso".

Folklore e leggende

Come ogni vallata alpina, anche le nostra zona è ricca di narrazioni inzuppati di incantesimo e di credenze irrazionali, con personaggi immaginari e surreali: "i preive c'a fan la fisica", "le masche", "l'urciat", "i mascun", eremiti dotati di poteri magici.